"Il Carmelo insegna alla Chiesa a pregare". - Papa Francesco

VENTISETTESIMA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO I

Questo posta è stato pubblicato originariamente su Pregare insieme da soli.

Matteo 21, 33-43 

Cari amici, il nostro anno liturgico prosegue inesorabile. Il tempo non si ferma mai. Il nostro percorso con il Vangelo di Matteo sta volgendo al termine. Nelle prossime domeniche, le letture proposte metteranno in luce due aspetti: il conflitto di Gesù con i capi dei Giudei e la Sua esortazione a scegliere la vita seguendo le Sue orme.

Nel corso della storia della Chiesa, questi ultimi capitoli del Vangelo secondo Matteo sono stati travisati per alimentare un antisemitismo che ha costituito una terribile distorsione del Vangelo. Questa interpretazione errata del messaggio di Gesù ha portato ad azioni riprovevoli, disumane e ingiuste nei rapporti tra ebrei e cristiani.

Il messaggio fondamentale della parabola dei vignaioli omicidi ci invita a riflettere sulla necessità di prendere una decisione. Saremo buoni amministratori dei doni che Dio ci ha concesso? Stiamo vivendo il messaggio del Vangelo nella nostra famiglia? Stiamo contribuendo alla nostra comunità per renderla più vivificante per tutti?? Stiamo rispondendo all’invito ad agire con giustizia e ad essere strumenti di pace? Ci stiamo comportando in modo responsabile, senza sprecare i doni che ci offre l’ambiente?

Gesù ci chiede di prendere una decisione. Accettiamo la Sua chiamata e il dono dell’amore incondizionato? Siamo in grado di riconoscere che tutta la vita è un dono da custodire e coltivare? La chiamata alla gestione responsabile ci chiede di riconoscere la sovranità di Dio e la nostra realtà di creature finite, perdonate, benedette e amate.

Il brano del Vangelo di Matteo di oggi mette in luce il rifiuto della predicazione di Gesù da parte dei capi d’Israele. Ma dovrebbe anche suscitare in noi una domanda: il nostro modo di vivere non offre forse una sorta di complicità con quei vignaioli assassini? Possiamo chiederci: quale ruolo rivestono per noi la giustizia e la rettitudine nel giardino della nostra vita quotidiana? Matteo lo sottolineerà nel famoso brano del capitolo 25 sui ’più piccoli dei miei fratelli e delle mie sorelle“. Ci viene detto che non sfamare i poveri equivale a rinnegare Cristo stesso. Questa mancanza di giustizia e di attenzione verso i poveri è l’opposto del donare la vita. Questo è l’omicidio del Figlio ai nostri giorni. Stiamo scegliendo la morte invece della vita. Il rifiuto del Figlio del padrone non era appannaggio esclusivo dei capi ebrei. Si protrae lungo tutta la storia.

Il nostro compito è quello di essere operai fedeli nella vigna della vita. Oggi ciò ci chiama sia a prenderci cura dei poveri e degli emarginati, sia a tutelare il dono della creazione di Dio. Entrambi sono vittime di una grave negligenza. I poveri sono quasi sempre le prime vittime dei cambiamenti climatici e di altri abusi nei confronti della natura.

Nel momento in cui siamo chiamati ad affrontare queste sfide travolgenti, siamo chiamati ad accogliere il Figlio. È Gesù che ci guiderà e ci condurrà alla verità e alla libertà, che sono la vera fame dei nostri cuori. La gestione responsabile della vigna della vita diventa molto più facile e chiara quando accogliamo il dono del Padre, Gesù Cristo.

Non siamo soli. Dio è sempre con noi. Dobbiamo renderci conto che i nostri piccoli sforzi personali sono importanti. Essi apportano benefici alla società in modi che spesso ci sfuggono. Allo stesso modo, rafforzano la nostra autostima, incoraggiandoci a non mollare la battaglia.

Man mano che iniziamo a comprendere la sfida che il nostro ambiente ci pone, la maggior parte di noi dovrà cambiare la propria concezione della creazione. La visione più diffusa della creazione è che Dio abbia creato il mondo, che esso fosse buono e che la storia finisca lì.

Il nostro distacco dal Creato deriva da questa visione statica del Creato. La realtà, tuttavia, è che il Creato è dinamico. Il Creato è pervaso dalla presenza di Dio. La *Laudato Si’*, l’eloquente riflessione di Papa Francesco sulla crisi ambientale, parla in modo eloquente di questa presenza dinamica di Dio nel Creato. Essa afferma che la violazione dell’ambiente naturale è un affronto diretto a Dio. Il disboscamento delle foreste e l’inquinamento dei fiumi, dei laghi e degli oceani non sono atti neutri, ma violazioni dirette della presenza di Dio e del suo progetto per il creato. Vi è un appello a una partecipazione responsabile nei confronti della natura, non a una violenta negazione di responsabilità. Questo peccato contro il mondo naturale è un peccato sia contro noi stessi che contro Dio.

Il messaggio evangelico di Gesù ci rende liberi di vedere sia con gli occhi del cuore che con quelli della mente. Gli insegnamenti di Gesù ci incoraggiano a coltivare le virtù che ci consentono di vivere in modo responsabile con ciò di cui abbiamo bisogno, non con i desideri generati da un’industria pubblicitaria multimiliardaria che sommerge la nostra vita quotidiana di falsità. Questi sono i primi passi di un cammino volto ad aiutare l’intera umanità a vivere una vita produttiva, sana e responsabile, che rispetti e nutra il dono della creazione di Dio. Quando inizieremo a vivere questa chiamata a rispettare la creazione di Dio, sceglieremo la vita sia per noi stessi che per i poveri.

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