"Il Carmelo insegna alla Chiesa a pregare". - Papa Francesco

SANTA TERESA D'AVILA, LA PREGHIERA E LA CHIAMATA DEL VANGELO -4

A nun in a brown habit and white veil prays at a wooden lectern in a sunlit chapel, with bread on a plate and a parchment scroll that reads, 'Knowledge of oneself is the bread with which every palate must be fed.' A stained-glass window glows in the background and a halo around her head bears a quote about the soul and God's mercy.

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Teresa d'Avila e l'importanza della conoscenza di sé

Nella sezione dedicata alla preghiera delle quattro acque nel libro della sua Vita, Teresa offre una ricca riflessione sulla conoscenza di sé:

“Questo cammino di conoscenza di sé non deve mai essere abbandonato, né esiste in questo viaggio un’anima talmente grande da non aver bisogno di tornare spesso allo stadio di un bambino… Lungo questo cammino di preghiera, la conoscenza di sé e il pensiero dei propri peccati sono il pane con cui tutti i palati devono essere nutriti.” (Vita, cap. 13, 15)

Il Creatore amorevole e misericordioso e la creatura amata e perdonata

Teresa individuò due elementi come fondamento della sua spiritualità. Il primo era la sua natura peccaminosa. Attraverso la conoscenza di sé, accettò gradualmente i limiti della sua capacità di liberarsi dalla propria fragilità. Grazie alla luce crescente della presenza di Dio dentro di lei, ha potuto vedere se stessa per quella che era realmente: una peccatrice di prim’ordine. Questa è una delle grandi ironie della vita spirituale. Più cresciamo nell’amore per Dio, più diventiamo consapevoli della nostra peccaminosità personale. Il suo senso del peccato era incentrato sul tempo sprecato in tanti modi diversi che le impedivano di amare Gesù.

In secondo luogo, si rese conto di essere amata e perdonata nonostante la sua condizione profondamente imperfetta. Ecco perché Teresa attribuiva tanta importanza alla conoscenza di sé. Il cammino della conoscenza di sé aprì gradualmente Teresa alla grandezza di Dio e alla sua totale dipendenza da Lui. Era una creatura intrappolata nel peccato. Ciononostante, si sentiva al tempo stesso perdonata e amata come figlia di Dio. La sua consapevolezza sempre più ampia di sé stessa come creatura peccatrice le fece capire che viveva in un mare di misericordia. La conoscenza di sé era una componente fondamentale della comprensione che Teresa aveva della propria realtà di peccatrice, al tempo stesso amata e perdonata. Questa esperienza spinse Teresa a porre Dio al centro della sua realtà, come essere amorevole e misericordioso. Allo stesso tempo, la sua presunzione diminuiva costantemente man mano che il suo amore per Dio, e di conseguenza il suo amore per il prossimo, si intensificava.

La conoscenza di sé: La chiave del viaggio spirituale

La conoscenza di sé richiede una ricerca incessante di una consapevolezza più profonda e più ampia della nostra realtà personale. Le esigenze e i benefici della conoscenza di sé non si esauriranno mai nel corso di questa vita. Scoprire cosa sta realmente accadendo dentro di noi è un compito che non si conclude mai. Un modo per comprendere meglio la ricerca della conoscenza di sé è vedere il conflitto nelle nostre vite come una lotta tra il falso sé e il vero sé, tra il peccato e la grazia.

Il falso sé comporta strati su strati di autoinganno, errori logici e un senso di megalomania che ci pone al centro della nostra coscienza. Tendiamo a diventare ciechi di fronte ai nostri difetti e ai nostri fallimenti e, cosa ancora più importante, ciechi di fronte alla presenza di Dio, che è il vero centro del nostro essere. Mettiamo in risalto le mancanze degli altri. Gesù lo ha espresso in modo chiarissimo quando ha sottolineato la nostra incapacità di vedere la trave nel nostro occhio, pur essendo pienamente consapevoli della pagliuzza nell’occhio del nostro prossimo. (Mt 7,3) L’ipocrisia domina la nostra visione del mondo. Man mano che diventiamo consapevoli dei falsi valori che sgorgano dal nostro cuore frammentato, ci troviamo di fronte a un bivio.

Abbiamo una scelta tra la vita e la morte. Scegliamo la morte quando cediamo alle richieste insistenti del falso sé, che esige sempre più attenzione. Scegliamo la vita quando ci apriamo alla misericordia di Dio, che ci guida verso il vero sé. Al centro di questa decisione c’è la sfida perenne di conoscere noi stessi.

Teresa d’Avila affermava con fermezza l’importanza della conoscenza di sé come via privilegiata verso Dio, nel profondo del nostro essere. In una delle sue numerose riflessioni sulla conoscenza di sé, diceva:

“Ebbene, è da sciocchi pensare che potremo entrare in paradiso senza prima entrare in noi stessi, riflettendo sulla nostra miseria e su ciò che dobbiamo a Dio e implorando spesso la Sua misericordia.” (Il Castello Interiore 2.1.11)

Molti dei precetti evangelici sono espressione di questa pratica che consiste nell’abbandonare il falso sé del nostro egocentrismo per orientarci verso il vero sé, che pone Dio al centro della nostra esistenza. Nel Vangelo secondo Marco leggiamo: “Se qualcuno vuole essere il primo, deve diventare l’ultimo di tutti.” (Mc 9,35) Matteo ci dice: “Chi troverà la propria vita, la perderà, e chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà” (Mt 10,39). Anche Giovanni afferma: “Se il chicco di grano non cade nella terra e muore, rimane solo; ma se muore, produce molto frutto.” (Gv 12,24) Infine, Matthew aggiunge: “”Chiunque voglia venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la propria croce e mi segua.» (Mt 16,24) I Vangeli contengono numerose altre affermazioni che trasmettono lo stesso messaggio. Alla base di tutti questi insegnamenti di Gesù c’è il tesoro che consiste nel conoscere noi stessi in relazione a Dio. Questa è la conoscenza di sé.

L'importanza della preghiera

La preghiera diventa una forza vivificante nel cammino verso questa conoscenza di sé che dona vita. La preghiera è un invito a dare una nuova direzione alla nostra vita. L’incontro con la Parola di Dio e con la Sua volontà, nell’intima preghiera personale, è il nostro biglietto d’ingresso verso il nostro vero destino, nel luogo centrale dove Dio ci attende. La riflessione e la preghiera significative ci conducono alla luce delle Scritture, che spesso aprono nuovi orizzonti nella nostra normale consapevolezza. Questo ci apre la strada verso una più profonda conoscenza di noi stessi.

Questa nuova maturità spirituale porta a modi inediti di accogliere gli altri. Le nostre relazioni e le nostre responsabilità escono dal mondo ristretto dell’egocentrismo. Si trasformano in un atteggiamento più ampio, caratterizzato da apertura, accoglienza e servizio verso gli altri.

Per Teresa, la preghiera era la risposta a quasi tutti i problemi. Tuttavia, aveva una concezione molto ampia della preghiera. Essa si collocava nel contesto del rapporto tra Dio al centro, la nostra persona e la nostra esperienza di vita. Nell’interazione di questi elementi nella preghiera, la conoscenza di sé riveste un ruolo fondamentale. Il mistero di Dio si dispiega nella dinamica della preghiera e dell’esperienza di vita della persona. La comprensione di sé fa da collante a questo processo. Il cammino, nell’accettare la realtà del posto di Dio e del nostro posto, porta in primo piano la misericordia di Dio. Questo è ciò che la vita spirituale spera di realizzare. Man mano che avanzava nella conoscenza di sé, la grande santa carmelitana si convinse sempre più della sua convinzione, spesso ribadita: “La mia vita è la storia della misericordia di Dio.”